Dal 2008 la Campania è sottoposta ad un piano di rientro che di fatto blocca il turn over che comporta l’impossibilità da parte delle Aziende di sostituire tramite nuove assunzioni il personale che ha cessato la propria attività lavorativa per pensionamento o altri motivi.

Questo perché si è deciso di tagliare la spesa delle aziende intervenendo sul personale di comparto (quello a cui appartengono le professioni sanitarie) facendo sì che la carenza di personale diventasse sempre più grave e insostenibile. Si parla di quasi 15000 infermieri in meno in 8 anni solo in Campania, Il tutto a discapito dei lavoratori e dei pazienti. I primi sempre più stressati, i secondi sempre meno assistiti. La Regione Campania non è stata l’unica ad essere sottoposta a piano di rientro, ma è stata l’unica dove il problema è stato gestito (a nostro avviso) molto male ed è l’unica che ha l’80% dei suoi professionisti che lavorano fuori regione.

Di fatto le necessità che si presentano vengono tamponate con l’assunzione di personale tramite agenzie interinali e ciò è reso possibile dal fatto che la spesa per questo tipo di assunzioni non viene messa a bilancio nella sezione “comparto” dove sono avvenuti i tagli ed il blocco, ma nella sezione “beni e servizi”, come già accade da tempo per i servizi di mensa o di pulizia. Purtroppo però un professionista sanitario assunto in questo modo costa dal 30 al 40% in più. Anche se non grava sulla spesa di comparto, il costo maggiore rientra comunque nel bilancio totale dell’azienda. È questa la follia che porta a sperperare denaro pubblico in un periodo storico in cui ogni euro andrebbe speso con parsimonia e responsabilità. Quello di nascondere la spesa è solo un “trucchetto” che alla lunga non sta pagando perché quei lavoratori prestano comunque servizio nel comparto e vengono pagati dalle aziende esattamente come un vincitore di concorso.

Inoltre va aggiunto un altro aspetto, questi lavoratori sono dei precari a tutti gli effetti. Con tutto quello che ne consegue in quanto a diritti negati e incertezze nel pianificare la propria vita. Con un cambiamento radicale di questo sistema e lo sblocco del turn over per il comparto si darebbe la possibilità di tornare a casa ai lavoratori che da più di 10 anni vivono lontano da casa, la stabilità ai precari, un’opportunità ai nuovi laureati e, cosa di non poco conto, un servizio migliore per i cittadini.

Il blocco del turn over, inoltre, ha fatto sì che il personale sia un personale anziano, che non ci sia quel ricambio necessario in ogni settore, soprattutto in un settore che ha che fare con la sofferenza della gente dove pazienti e i cittadini sono quelli che ne fanno le spese maggiori, perché nonostante le alte tasse versate, si ritrovano un servizio sempre meno efficiente. Il Poco personale sempre più stanco e stressato non può garantire le cure necessarie. Inoltre, la spesa che le agenzie fanno gravare sui beni e servizi, vanno a discapito anche della possibilità delle aziende di spendere in materiali e in servizi come mensa e pulizia dei locali.

Il movimento nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica ma soprattutto i dirigenti delle aziende sanitarie basandosi sull’articolo 97 della Costituzione il quale sancisce che nelle Pubbliche Amministrazioni vi si può accedere solo tramite concorso pubblico, atto a formare una graduatoria di merito. Questo per garantire pari opportunità a tutti e soprattutto meritocrazia. Non è ammissibile che vi si acceda con altre forme che tralasciano completamente questi due punti fondamentali! Inoltre, prima di bandire un concorso pubblico, l’azienda deve attivare le assunzioni tramite mobilità, in modo che chi abbia già vinto un concorso e fosse interessato a lavorare presso quella azienda, possa avere la possibilità di trasferirvisi. Questo accade in tutta Italia, da Nord a Sud, tranne che in Campania dove si continua a sostenere il lavoro tramite agenzie interinali che come ogni forma di precariato toglie dignità alla persona creando schiavi sottopagati e non occupazione giovanile come qualcuno vorrebbe farci credere.

La nostra attività consiste nel sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento, di vigilare sull’operato delle aziende e di intervenire tramite manifestazioni o tramite vie legali laddove si riscontrino delle irregolarità. Facciamo continue pressioni su Direttori e responsabili sia a livello provinciale che regionale affinché si trovi una soluzione a questo scempio. Senza dimenticare qualche colpetto per risvegliare qualche sindacalista assopito…

Il MIC&PS ad oggi è diventata una realtà che le istituzioni locali non riescono più ad ignorare. Lo scopo è andare avanti battaglia su battaglia, fino a raggiungere un allineamento delle aziende campane con il resto d’Italia e con il rispetto delle leggi e stiamo dimostrando che unendo le forze i risultati arrivano. Lottare insieme e scendere in piazza è un metodo che non abbiamo inventato noi, ma che molti nostri contemporanei hanno dimenticato.

Ben venga se qualcuno volesse prenderci da esempio, ne saremmo orgogliosi e fieri!