A CHI SCARICO IL BARILE?

(DOPO AVER RASCHIATO IL FONDO…)

Il caso del pronto soccorso di Nola con le immagini dei pazienti curati sul pavimento, ha riacceso nuovamente i riflettori sulla ormai moribonda sanità campana. In tanti, troppi, hanno gridato all’ennesimo caso di malasanità quando in realtà quello a cui abbiamo assistito non è nient’ altro che il frutto di cattiva amministrazione. Le premesse sono doverose: in quell’occasione c’è stata un’affluenza straordinaria di pazienti causata dalle condizioni meteo e gli operatori presenti, a cui va la nostra solidarietà, hanno semplicemente portato a termine la propria missione con le risorse a disposizione. Chi afferisce nei vari nosocomi campani però, sa benissimo che certe scene sono all’ordine del giorno e non sempre si può ricercare l’attenuante dell’emergenza. La carenza di presidi e materiale è cronica e non rappresenta più un caso eccezionale ma la normalità. I tagli dei fondi e il blocco del turn over hanno portato al collasso le strutture campane ma, queste ultime, dovrebbero fare un enorme mea culpa per il modo in cui sono stati spesi i pochi fondi a disposizione invece di lavarsene le mani ricercando i colpevoli altrove. Come già denunciato più volte, i fondi per le gare d’appalto milionarie in favore delle agenzie interinali ci sono sempre, le proroghe agli affidamenti per il lavoro in somministrazione non tardano mai ad arrivare e non subiscono mai tagli di nessun tipo. Nonostante lo sblocco del turn over e l’ordine del Presidente De Luca di cessare quanto prima certe forme di lavoro atipico ( incostituzionale e quindi illegale, lo ricordiamo). Per chi non lo sapesse, questi soldi vengono stanziati attingendo dalla voce “beni e servizi” dei bilanci aziendali, RUBANDO le risorse necessarie all’acquisto di barelle, coperte e tutti gli altri presidi necessari ad erogare assistenza. Allo stesso tempo questo tipo di contratti comportano un aumento della spesa del 30% in riferimento al personale: a tanto ammonta il danno erariale assumendo personale precario anziché strutturato. Parliamo di svariati milioni di euro ogni anno da 8 anni a questa parte, assurdo e inconcepibile. Eppure all’ASL NA3, quella a cui appartiene l’Ospedale di Nola, un anno fa è stata bandita una mobilità finalizzata all’assunzione di personale a tempo indeterminato, assunzioni che permetterebbero di risparmiare cifre astronomiche da reinvestire nelle strutture (ritornando a disposizione per quei famosi ormai “beni e servizi”) oltre a comportare un’iniezione di personale nuovo. Ebbene le domande presentate per accedere a quei posti di lavoro a distanza di un anno risultano essere ancora sigillate. E allora non imprechiamo contro la malasorte o la crisi, perché sotto sotto se l’assistenza campana e retrocessa a livelli da terzo mondo la colpa è anche di chi ha amministrato in maniera scellerata i soldi pubblici. La speranza è che l’aver toccato il fondo riesca a smuovere gli animi e sproni chi ne ha le facoltà di cambiare le sorti della nostra Regione. Lo sblocco del turn over c’è stato, basta iniziare a spendere in maniera oculata i soldi pubblici evitando che i fondi finiscano nelle tasche di privati interessati: questo nessuna tv o giornale ha il coraggio di dirlo perché è sempre più semplice sparare a zero sull’ultima ruota del carro piuttosto che denunciare.